Corso di Scultura a Caltabellotta

Lo scultore Salvatore Rizzuti terrà un corso di scultura dall’11 al 23 luglio 2016 nel suo studio di Caltabellotta, in via Colonnello Vita n. 70.
Il corso, previsto per un numero massimo di 15 iscritti, dai 18 anni in su, è rivolto a tutti coloro che vogliono approfondire i campi specifici della scultura e avrà la durata di 60 ore, tempo minimo indispensabile all’apprendimento di alcune tecniche fondamentali.
Il termine ultimo per l’iscrizione è l’11 giugno 2016.

Per dare l’opportunità di una vacanza studio, il corso si potrà svolgere in due modalità su libera scelta del corsista:
– CORSO INTENSIVO dall’11 al 16 luglio 2016: Richiesta frequenza per dieci ore al giorno, dalle h 8:00 alle h 13:00 e dalle h 15:00 alle h 20:00, per un totale di 60 ore.
– CORSO VACANZA-STUDIO dall’11 al 23 luglio 2016, domenica 17 esclusa: In questo caso il corsista potrà scegliere liberamente di frequentare il corso nell’arco di dodici giorni all’interno di un orario quotidiano che andrà dalle h 8:00 alle h 13:00 e dalle h 15:00 alle h 20:00, per un totale di 60 ore distribuite a proprio piacimento.
Questa modalità permetterà al corsista di dedicare il tempo restante alla vacanza.


IL PROGRAMMA: I RUDIMENTI DELLA SCULTURA

L’esercitazione consisterà principalmente nella modellazione dell’argilla.
I soggetti da modellare dovranno essere almeno due, nel seguente ordine:
1° esercizio: copia di un calco in gesso, scala 1:1;
2° esercizio: ritratto dal vero (dello stesso compagno di corso), oppure una figura intera (altezza massima 70 cm), copiata da altra scultura delle stesse dimensioni o da fotografie di soggetti a piacere del corsista. Ove il corsista dimostrasse celerità e spiccate capacità di apprendimento, potrebbe eseguire più lavori, anche ispirati dalla propria creatività;
3° esercizio: svuotamento di uno dei lavori prodotti per la trasformazione dello stesso in terracotta.
Durante tutti gli esercizi, il docente spiegherà i vari aspetti teorico-pratici inerenti il campo della scultura in senso lato.

Tutti i lavori prodotti saranno di proprietà dei corsisti, che provvederanno a proprie spese alla cottura e al trasporto degli stessi.
I materiali, le attrezzature e gli utensili (argilla, supporti in ferro, fil di ferro per le armature, mirette, stecche, spatole, cavalletti, etc.), sono a carico e a cura dell’organizzatore del corso.
Ogni corsista dovrà disporre autonomamente di un abbigliamento comodo e adeguato all’esercizio della scultura, quali: càmice, tuta da lavoro, etc.
Ciascun corsista è responsabile della propria incolumità fisica durante la permanenza in laboratorio.

Per chi volesse approfondire la ricerca artistica, anche come momento propedeutico rispetto al corso, si segnala il “Manuale di Tecniche della Scultura”, scritto da Salvatore Rizzuti, edito da Istituto Poligrafico Europeo nel 2015.
Il manuale è disponibile in libreria al prezzo di copertina di € 28,00.
E’ anche possibile acquistarlo online scrivendo a casaeditrice@gipesrl.net. La spedizione è gratuita.

Per ulteriori informazioni e costi, compilare il modulo sottostante cliccando qui o scrivere all’indirizzo mail info@salvatorerizzuti.com.

Casa Studio di Salvatore Rizzuti


Via Colonnello Vita, 70 – Caltabellotta

Caltabellotta

Il paese visto dal Calvario

Il paese visto dal Calvario

Il Pizzo

Il Pizzo

La Madrice vista dal Pizzo

La Madrice vista dal Pizzo

Casa-Studio Rizzuti

Casa-Studio Rizzuti

Il paese di notte

Il paese di notte

Lu Pirtusu

Lu Pirtusu

Campagne attorno al paese

Campagne attorno al paese

“Ma la fantastica posizione di Caltabellotta, annidata sulla rocca!”
(da Viaggio in Italia di J. W. Goethe, 23 aprile 1787)

Posto a 750 metri d’altezza, Caltabellotta, dall’antico nome arabo Qal’at-al-Ballut, ovvero Rocca delle Querce e, prima ancora della presenza musulmana, Triokala, è uno splendido paesino della provincia di Agrigento, di una ricchezza storica e paesaggistica ineguagliabile ed eccezionale.
A pochi passi da Sciacca e dalle meravigliose spiagge della costa meridionale della Sicilia, Caltabellotta, adagiata ai piedi d’una rocca conosciuta dai suoi abitanti come Il Pizzo, offre la possibilità di trascorrere dei giorni all’insegna della serenità e di una pace salutare.
Suggestivo a tutte le ore della giornata e in ogni stagione, Caltabellotta è un piccolo paese-presepe dove ancora oggi è possibile trovare il pastore, il contadino e l’artigiano lavorare arcaicamente.
Piccole putìe sparse qua e là danno il tipico sapore magico e familiare ad un ambiente ancorato a un tempo prezioso e ormai raro. Il paese in cui, citando un racconto di Salvatore Coppola, il buongiorno “si sente” dal mattino e in cui, pur senza conoscersi, il saluto è ancora degli angeli e viene offerto e ricambiato, anche nel semplice incrociarsi per strada.
Grazie alla sua posizione strategica, una volta giunti a Caltabellotta, si ha la sensazione di dominare una vastissima valle che spazia da una parte fino alle coste occidentali trapanesi e dall’altra fino al vulcano dell’Etna.
Fra le più belle passeggiate, eccezionale è la salita sul Pizzo, accompagnata da una lunga scalinata scolpita sulla pietra stessa della rocca. Lungo la salita, la vista delle rovine di un vecchio castello, di cui oggi rimane soltanto una torre con una porta in stile gotico.
Dalla cima della rocca si avrà una visuale unica dell’intero paese, scorgendo nell’enorme vastità della valle, coltivata principalmente a ulivi, mandorli e vigneti, fino a ventotto altri paesi, tra cui Sciacca, Cianciana, Santo Stefano di Quisquina, Giuliana, Sambuca di Sicilia e tanti altri… ed infine all’orizzonte, non molto distante, il mare. Inoltre in alcune giornate particolarmente terse e limpide, è possibile vedere anche l’isola di Pantelleria e l’Etna.
Altro luogo di estrema suggestione è la Matrice, posta all’estremità nord-est del paese, nell’impeccabile silenzio di un solitario altopiano, in cui l’ululo del vento, spesso presente in quel punto, echeggia storie di mito e sacralità. Una Cattedrale imponente e maestosa risalente al periodo normanno che invita ad entrare nella sua solennità, rimanendo sorpresi dalla semplicità architettonica e dalla presenza di alcune statue dei famosi Gagini.
“Nessuno sa dire in verità cosa aleggi in questo strano e misterioso paese. Certo è che, anche nella luce abbagliante di una giornata di sole, l’anima si sente avvolta da un velo di tenebra. Nel formidabile scenario di forche giganti, sospese su orrendi precipizi, essa vaga tra vasti silenzi e rovine incantate; l’opprime, doloroso, l’arcano linguaggio delle pietre. La mente ritorna ai sortilegi di Klinscher ed a Salvio Trifone. Ma fu forse il potente e fosco spirito del luogo la vera origine del sacro timore, del fascino indicibile, che generò nella caverna del monastero il drago sanguinario, e che attrasse maghi e sacerdoti, la cui fama si sparse per il mondo.” Così scrive lo storico-archeologo Vittorio Giustolisi.
La leggenda narra infatti di un enorme e insaziabile dragone che dimorava in un’oscura caverna fra i recessi rocciosi del paese, incutendo paura e terrore a tutti i disgraziati abitanti che non sapendo in altri modi sconfiggerlo e distruggerlo, quotidianamente lo alimentavano con carni di fanciulli innocenti per placarne la voracità. Impietosito da tanto sfacelo e distruzione, il misericordioso Dio ispirò l’Apostolo Pietro a mandare l’umile e coraggioso Pellegrino nel tormentato e povero paese per abbattere, vincere e distruggere la perfidia del Paganesimo, sconfiggendo il terribile drago e piantando la vera fede in Gesù Cristo.
Dopo varie vicende, il vecchio Pellegrino riuscì a sconfiggere il drago, salvando il bambino che gli era stato dato in pasto e riportandolo alla madre, disperata e piangente per la presunta morte del piccolo figlio.
In sua memoria e in onore della sua santificazione, gli abitanti del paese costruirono una chiesetta, seguita col decorso degli anni e con l’avanzamento della devozione, da un grande eremo perfezionato da un sontuoso santuario, quello che oggi è appunto l’Eremo di San Pellegrino.
Mistero e leggenda si fondono dunque in un’aria sacrale e pura, in cui religione, paesaggio e storia rappresentano la caratteristica distintiva di questo meraviglioso paese.
Particolarmente suggestivo diventa poi in certi freddi inverni in cui cade la neve, zuccherando e addolcendo un paesaggio già di per sé fatato.
Di straordinaria bellezza è inoltre l’antico ingresso al paese, noto come Il Pirtuso, un’apertura naturale nella roccia che per la sua ristrettezza lo rendeva anticamente inespugnabile alle invasioni nemiche.
Altrettanto degna di particolarità è la piccola chiesa di San Cono o della Pietà, per metà scavata nella roccia, in un punto leggermente rialzato da cui è possibile rimirare un bellissimo paesaggio che spazia sino al mare. In questo piccolo quartiere, ogni anno da tradizione, viene ospitata la straordinaria manifestazione del presepe vivente, che oltre agli abitanti stessi del paese, attrae sempre numerosi turisti da ogni parte della Sicilia.
Un altro luogo in cui aleggia il Sacro, è il piano del Calvario, posto lungo la strada che porta all’eremo di San Pellegrino, dove ogni anno a Pasqua viene celebrata la resurrezione di Gesù Cristo.
Ricca di storia, Caltabellotta fu abitata sin dal periodo sicano, di cui oggi rimane una testimonianza nella presenza di piccole tombe scavate nella pietra, all’entrata del paese.
Da ricordare è inoltre la pace di Caltabellotta, avvenuta il 31 agosto 1302 che sanciva la fine della prima fase dei Vespri siciliani e della lotta fra Aragonesi ed Angioini per il possesso dell’Italia meridionale.
Straordinaria è anche l’arte culinaria. Numerose sono le pizzerie in cui si può gustare una pizza estremamente buona e diversa dalla normale pizza comune. Molto buoni inoltre sono la salsiccia e l’olio di oliva, famoso per le sue singolari caratteristiche organolettiche.
Insomma, Caltabellotta è un paese che una volta conosciuto, lascia un segno indelebile nel cuore e nell’anima per cui è impossibile, almeno un’altra volta nella vita, non tornarci.

Testo di Anna Rizzuti

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