Emozioni

Innanzi tutto l’emozione. Soltanto dopo la comprensione.

Un celebre filosofo greco sosteneva che artista è colui il quale svela “i disegni irrealizzati della natura”. In maniera più articolata si può anche affermare che artista è chi sa dare forma, espressione e sostanza, a un pezzo di legno, alla nuda pietra, a una manciata d’argilla, a un blocco di marmo, a una tela bianca, chi è capace di progettare una casa funzionale, chi riesce a scrivere un bel verso, chi compone buona musica, o se preferite, in maniera del tutto astratta, artista può essere addirittura chi riesce a dar corpo a una semplice idea.
Forti di questo concetto, allora, possiamo tranquillamente asserire che Totò Rizzuti, protagonista dell’attuale rassegna, è certo uomo d’arte “a tutto tondo”.
Là dove “a tutto tondo”, non è soltanto una tecnica scultoria in base alla quale una figura si modella da tutti i lati, così come insegnava addirittura Fidia, ma anche un modo conciso per dichiarare che Totò in tanti anni di attività ha dimostrato un talento artistico a trecentosessanta gradi, evidenziato dai quadri giovanili, dalle mostre, le commesse pubbliche, l’insegnamento,
le sculture in pietra, marmo, bronzo, legno, seminate un po’ ovunque.
Quando il nostro Artista, con la schiettezza che gli è propria, ha comunicato a un gruppo d’amici il proposito di regalare trentatré delle sue maggiori opere al museo locale, ha esposto anche i motivi che l’hanno spinto a intraprendere questa lodevole iniziativa.
Tra ragionamenti, deduzioni e argomenti vari, è sbucata persino una magica parola che da sola ha illustrato il senso della sua idea e della sua arte: emozione.
Con semplicità ha precisato che le sue opere sono nondimeno frutto di tecnica, studio, mestiere, sacrifici, ma soprattutto, ha tenuto a farci sapere che mai potrebbe creare qualcosa se alla radice dei suoi lavori non ci fosse appunto… emozione.
Ed è sempre l’emozione d’arricchire il “natio borgo selvaggio”, che gli ha suggerito di donare alla comunità caltabellottese parte delle creazioni artistiche elaborate negli anni.
Oltremodo emozionante, ancora, è la sua parabola umana, quella che magari avrebbe voluto relegarlo alla gestione dell’azienda familiare, e che invece la forza del suo talento ha proteso verso ben altri lidi.
Emoziona, come non bastasse, l’attenzione che concede a persone, luoghi e cose caltabellottesi.
Emoziona il suo limpido percorso artistico, costellato di rassegne, riconoscimenti, incarichi importanti, attività didattiche, opere d’arte.
Emoziona il tratto umano, genuino, austero, e pur profondamente intriso di buone maniere.
Emoziona la consapevolezza del proprio talento, mai ostentato, mai sopra le righe, garbato, ma straripante forza espressiva.
Emoziona quella sorta di legame mai interrotto con Caltabellotta, e rinvigorito nel tempo dal ripristino della casa paterna di via Colonnello Vita, dalle costanti brevi visite in paese, dalla elargizione dell’opera Vespro siciliano sempre in favore del museo, e adesso dall’offerta gratuita di trentatré dei suoi lavori.
Emoziona la cortesia con la quale spiega, illustra, chiarisce a coloro i quali lo chiedono le linee
essenziali delle sue sculture.
Emoziona la cura rigorosa con cui cesella ogni sua creazione, e che traspare dal primo colpo di scalpello fino alla messa in posa delle opere stesse.
Emoziona quel suo squisito sentire, che in tempi tanto miseri gli sussurra di concedere alla comunità le perle della sua fatica, del suo ingegno.
Il dono del Maestro Rizzuti, dunque, restituisce dignità al museo caltabellottese, che da oggi in poi avrà una ragione in più per riproporsi ai visitatori e splendere di una nuova fulgida luce.
Compito dei caltabellottesi più sensibili, però, non meno che delle autorità locali, deve anche essere, secondo il desiderio del nostro mecenate, di tutelare il patrimonio artistico ricevuto e aiutare a valorizzarlo nel miglior modo possibile.
Gestire un museo, preservare le opere dalle ingiurie del tempo non è facile per nessuno, si sa, ma una nuova attenzione, un maggiore impegno, una rinnovata responsabilità, diventano alla luce del generoso lascito un obbligo istituzionale e civile.
I poveri di spirito sostengono che la cultura non porta pane, ma è vero invece esattamente il contrario, perché è documentato che ogni euro speso per un museo genera due euro di profitto per le altre aziende della zona.
Un ulteriore e solido motivo, quindi, per abbracciare politiche di ampio respiro che sostengano attività adeguate a consolidare un impiego intelligente e produttivo della struttura museale.
Fare arte è senz’altro un modo d’essere, e aiuta a dare un senso alla vita; Totò, con la sua generosità, ci fa capire che divulgare opere, suscitare emozioni, è una delle più clamorose gratificazioni a cui un artista possa aspirare.
Personalmente, infine, sono fiducioso che i caltabellottesi comprendano appieno la valenza del messaggio trasmesso dal Maestro Rizzuti, e sappiano apprezzarlo per quel che è: un nobile gesto, di una grande persona.

Grazie di cuore.

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