I dolci, lo spettro, il guerriero

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Salvatore Rizzuti
Libreria Nuova Presenza

Per chi vada nella libreria di via Albanese in questo periodo l’incontro con il Guerriero di Rizzuti è obbligato. Solitaria e silenziosa, la scultura di legno giganteggia nell’ingresso e forse – chissà – insegue il suo sogno muto di eroismo e di battaglie. Ma non si abbia timore, chè il Guerriero ha poco di pericoloso ed inquietante, prigioniero come è del suo supporto a rotelle ed appesantito dalle mutilazioni. La domanda è: si tratta di una scultura alla Ceroli o della memoria del muscolo pettorale dei Bronzi di Riace? Certo, ambedue le suggestioni vi sono praticate, e forse è proprio questo a costituire quell’impasse che irrigidisce l’opera. Se non ha il respiro del mito degli eroi omerici (né può essere solo la grande dimensione a conferirglielo), il guerriero-manichino si impone ugualmente nello spazio con un suo deciso vigore plastico. Non ci sovrasta, è vero come forse vorrebbe, né ci convince del tutto la soluzione formale, ma ci sono dentro amore per la materia ed una bella abilità di lavoro.
C’è una tentazione accademica, ma c’è anche, sta qui l’interesse di questa scultura, una forte dialettica interna tra la figura e la materia da cui essa per via di “togliere” lentamente emerge, e la volontà di esprimere la possibilità del legno di essere plasmato e lisciato, reso superficie di valori tattili, o di definirsi come sagoma dove il profilo semplificato dell’elmo acquista una staccata densità, ed ancora la pregnanza dell’asse rimasta intatta e quasi grezza.
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