Quando la materia è vista come sogno

Le mostre a Palermo. I bronzetti  e le sculture di Salvatore Rizzuti

Salvatore Rizzuti
La Tavolozza

Le opere di Salvatore Rizzuti, bronzetti e sculture in legno, sono prevalse dalla comune esigenza di superare quel vincolo di bozzetto e di aneddoto che si ritrova in buona parte della cultura figurativa meridionale; le vie da seguire in questa direzione sono comunque molteplici, e non tutte tra loro conciliabili.
La figura che Rizzuti ha avuto presente all’inizio del suo lavoro è stata quella di Rodin: e non solo, questo, per la citazione della chioma femminile della Danaide rodiniana che si ritrova in una sua scultura, ma soprattutto perché Rodin forniva l’esempio più illustre di un significato simbolico rintracciabile direttamente nel tema dell’opera. E probabilmente l’equivoco tra aneddoto e simbolo è la causa principale della discontinuità della mostra, dove a sculture che risentono del bozzetto realistico se ne accostano invece altre che traggono la loro suggestione dalla poetica surrealistica; e non a caso Rizzuti riesce più felice quando, lasciati gli schemi di un simbolismo didascalico, si affida interamente al sogno della materia che compie la sua metamorfosi.
La crescita organica che nel corpo umano è generatrice di forma viene allora bloccata, e ad essa si sostituisce il proliferare dell’immagine, che fa sorgere al posto del capo un grande padiglione auricolare, o trasforma il viso in una cavità buia e il collo nella spirale di un serpente; l’opera acquista in questi lavori l’interrogazione inquietante della visione onirica e il legno, materiale reso da Rizzuti duttile e quasi permeabile, asseconda la fluidità delle associazioni di immagini.
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