Legame profondo con terra e natura

Personale dello scultore Salvatore Rizzuti

Un grande, impressionante crocifisso ligneo campeggiante in una delle entrate del centro commerciale dello Sheraton costituisce uno dei punti di contatto con la mostra di scultura all’aperto organizzata col coordinamento dell’Arte Club nel moderno Hotel cittadino. La mostra che durerà fino al 28 luglio ripropone al pubblico catanese (ed a quello cosmopolita che usufruisce dell’albergo) le grandi statue in legno e i piccoli bronzetti e la terracotta dello scultore palermitano Salvatore Rizzuti, già presentato un paio d’anni fa in una personale organizzata dalla stessa galleria catanese.
Rizzuti insegna presso la cattedra di Scultura di Palermo, ma nonostante ciò la sua scultura ha ben poco d’accademico, ma si caratterizza anzi per una notevole forza nativa, talora selvaggia, talora portata al simbolico, che scaturisce da un inesausto amore per la materia, e soprattutto per il legno.
Sembra comunque di cogliere una fondamentale divaricazione nella produzione dello scultore palermitano: mentre i pezzi volutamente più impegnativi (anche dal punto di vista del formato) sembrano risentire maggiormente la necessità di misurarsi con stimolazioni “colte”, e ad ogni modo pertinenti ad influssi culturali e visivi della scultura contemporanea, le opere di formato più ridotto sembrano seguire strade diverse, forse più spontanee e consentanee al talento originario di Rizzuti.
Come avevo scritto in occasione della mostra sopra ricordata, “la personalità di Rizzuti, febbrilmente orientata verso la ricerca, si rivela comunque più compiutamente nel lavori di piccolo formato, di più spontanea e delicata fattura. In questi piccoli lavori (in legno, in bronzo o in terracotta) si può cogliere un intento fra Simbolismo e Secessione, reso manifesto dall’attenzione allo sviluppo curvilineo dei contorni e dalla pacata, ma spesso tragica, deformazione dei volti e delle figure”. Aggiungo oggi che in questi pezzi di piccolo formato la componente naturalistica dello stile del palermitano giunge abbastanza coerentemente a coniugarsi con un intento allegorizzante, tendente sovente a restituire l’idea del legame profondo con la terra e con la natura (suggerita mediante forme femminili gravide).
Viceversa, nelle statue più imponenti viene alla luce una volontà più discorsiva a volte dichiaratamente ideologica, unita alla ricerca d’uno stile più ampio e composito, e vicino a stimolazioni (come quelle di Bodini o di certa scultura postcubista) meno spontanee, ma più intellettualizzate.
E’ chiaro, allora, che in questi pezzi la spinta sincretista possa coinvolgere boccionismi e divertissment alla Ceroli, lacerti naturalisti e scomposizioni analitiche, il tutto connesso da una evidente tensione di ricerca e di approfondimento linguistico.

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