I turbamenti dello spazio

Il palermitano Salvatore Rizzuti, che espone le sue opere alla Galleria Viotti (via Viotti 8), possiede una singolare personalità: il suo ritorno alla figura classica avviene con una certa drammaticità, talvolta con un po’ di enfasi, con un antico senso pagano della rappresentazione, ma anche con un po’ di aggressività. Le sue opere, di chiaro legno (frassino) molto ben modellato, occupano nello spazio un’infinità di punti, come se un poco corressero, forse non dimentiche di qualche dinamismo futurista, ma soprattutto attente a cogliere la rapidità del gesto e la rapidità dello sguardo un po’ rapace che le anima.
La loro distorsione fisica, che Rizzuti elabora con gusto molto personale, è anche una maniera d’occupare uno spazio più vasto, di spostarsi su piani differenti d’emozione. Le sue sculture, anche quando rappresentano personaggi immoti o in attesa, sono attraversate da queste velocità interiori, da un continuo spostamento fisico, da una espansione soprattutto psichica, come se fossero sempre sul punto di crescere ancora, come alberi umani che prendono figura umana, come figure umane trasfigurate e contorte dalla violenza di un’emozione un po’ selvaggia. Lo scultore lotta duramente con la materia ed il legno, anche nel turbamento continuo della forma, sa talvolta essere limpidissimo come un cristallo.

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