Il genio, il mito, il mistero dell’arte

Lo scultore Rizzuti espone a Castelbuono

Appartato, quasi misantropo, appare a molti Salvatore Rizzuti che, come annotava Sciascia, ha il “genio della scultura”. Dopo anni di autoesclusione dalla scena espositiva, lo scultore presenta, su invito della città di Castelbuono, un notevole gruppo di opere all’interno del restaurato Monastero Santa Venera. In catalogo Daniela Thomas scrive: “Le opere, queste opere, non parlano della persona nel senso latino di ‘maschera teatrale’ da porre sul viso per amplificare la voce, ma del verbo volto (‘ciò che si volge’) di un uomo che non ha paura di mostrarsi, che non illude e quindi non delude.”
Rizzuti insegue, nella reinvenzione dell’immagine umana, la verità dell’uomo. C’è in lui un corpo a corpo con la fisicità della materia che gli fa constatare, giorno dopo giorno, come non può definirsi in una composizione chimica o in una agglomerazione di elementi inanimati l’essenza dell’uomo. Benché la sua ispirazione formale resti legata alla plasticità di matrice ottocentesca, è pur vero che la forma di Rizzuti manifesta tensione, energia, passione: non è statica. Ha il tormento di una coscienza esistenziale che la fa appartenere a pieno titolo alla contemporaneità. La “maschera” della forma rivela in realtà l’urgenza di un tempo, il nostro, che venga vissuto nella totalità.
Il rifiuto a invenzioni fine a se stesse e a strutture tendenti a stupefare evidenzia come l’idea estetica lo induca sempre più a guardare la corporeità maschile e femminile come luogo di verità ed enigma, che accoglie in sé la forza del mito, della tradizione greca (in particolare di Euripide), ma anche il bisogno di compenetrazione del silenzio dove affoga l’anima contemporanea votata a trasformarsi in automa.
Rizzuti rifiuta di appartenere alla novità esteriore dell’arte. Plasma di  sangue e angoscia, di spasmi, gioie e deliri la creta in cui ritrae il volto dell’uomo. Non oggetti destinati al mercato le sue opere. Sono testimonianza di vita. Sculture coinvolgenti con la loro essenza, svelamento del destino umani, non mortificato dalla materia e rivolto alle ragioni del mistero. L’artista crede solo in una scultura carica di storia, della classicità fidiaca, della visione ipogeica degli etruschi e del sogno degli egizi. Scultura drammatica e lirica come epifania del cosmo. Nel nome di questa idea ama lasciarsi ispirare da maestri come Arturo Martini o Igor Mitoraj: il primo per il senso della realtà, l’altro per la forza surreale.
[…]

Leggi l’articolo in .pdf

Condividi
Newsletter

Newsletter


Iscriviti alla newsletter per ricevere informazioni sull'attività di Salvatore Rizzuti