L’ansia religiosa nelle opere di Totò Rizzuti

Dopo circa trent’anni eccoci qua. Finalmente Caltabellotta concede a uno dei suoi figli, talento naturale e artista a tutto tondo, l’opportunità di una mostra personale di scultura in uno spazio che recentemente è diventato emblema di rinascita e di riscatto culturale per una intera collettività: il Palazzo della Signoria.

Questo luogo, che per almeno un paio di secoli è stato il simbolo dell’oppressione, dapprima borbonica, dopo piemontese e infine fascista, da pochi anni, dopo la riqualificazione architettonica dal degrado in cui era piombato nella seconda metà del Novecento, ci sta regalando un’emozione dopo l’altra.
Ho partecipato all’inaugurazione di questa mostra assieme ad alcuni amici fra cui Mario e Francesca, persone colte e disincantate, che alla vista delle opere di Rizzuti e all’abilissimo allestimento curato da Alessandro Turturici e Pinuccia Stravalli sono rimasti prima sorpresi e poi ammutoliti. Non pensavano certo che in un piccolo centro montano come il nostro, lontano dai grandi circuiti culturali, vi si potesse proporre una mostra di questo livello.
Anche per me è stato esaltante ammirare tante opere di Totò Rizzuti tutte assieme. Avevo visto recentemente sei delle sue opere più prestigiose esposte all’Albergo delle Povere a Palermo. Ma osservarne tante in una sequenza ordinata mi ha dato intanto un’emozione indescrivibile e mi ha consentito di cogliere un lato velato dell’artista che avevo sempre percepito ma di cui non ero certo: l’ansia religiosa che traspare dalle sue opere.
Malgrado l’amico Totò abbia da sempre dichiarato di non essere credente, gran parte delle sue opere sono pervase invece da una forma di misticismo inconscio che si esplica nelle forme che solo lui riesce a dare alla materia che si trova a plasmare con le sue mani. Sia che gli si cimenti con il legno o con la pietra, che con la terracotta o con il marmo. E non solo nei lavori a soggetto religioso.
Ricordo una ventina di anni fa di avere visto a casa sua, fra alcune delle sue opere giovanili, un Cristo in Croce, che per essere opere di non credente o di un ateo – come egli stesso talvolta suole definirsi – lasciano molto da pensare, tale era lo slancio mistico che da quell’opera traspariva.
In una sua recente e-mail mi ha detto: “Devi sapere che io, pur non avendo alcun credo, e mal sopportando qualsiasi forma di religione, ritengo che vi sia nell’uomo un imprescindibile desiderio di aspirazione al sacro, ed io, seppur a mio modo, non ne sono indenne”. Questo vuol dire che il sospetto è venuto anche a lui.
Quest’artista forse non sa di avere nel suo animo semplice tanta religiosità interiore molto più di tanti altri che si definiscono credenti. Egli non vorrebbe vivere con Dio, ma sente che senza Dio non gli è possibile. Questo è il segreto del suo spirito e della sua arte. L’antichissimo Mito, il miracolo dell’Uomo e della Donna, il Peccato originale, l’esistenza degli Angeli, il mistero dell’Annunciazione e l’Ultimo Viaggio insieme a tanti altri temi sono la traduzione artistica dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti più profondi. Nè con Te né senza di Te: quest’ansia religiosa pervade l’animo di Totò Rizzuti e naturalmente la trasmette al meglio attraverso la sua elevata scultura, che traduce a noi le sue sublimi meditazioni.
Verosimilmente la sua anima schietta e semplice, durante le sue solitarie peregrinazioni giovanili fra le irte e incontaminate montagne di Caltabellotta, sia rimasta pervasa da quell’immensità che il cielo estivo delle nostre parti riesce a trasmettere a chiunque, e in maggior misura a chi ha un’innata sensibilità artistica!
Nelle notti di luna piena poi, lontano dai bagliori della città, chissà quante volte gli sarà capitato di rivolgere gli occhi verso il cielo e rimanerne affascinato e dubbioso. Proprio in quel periodo adolescenziale quando si forgia il carattere e la sensibilità dell’uomo, il giovane Totò l’ha vissuto a contatto con la natura più autentica.
Sia che si trattasse di un cielo estivo limpido e lucente in zone incontaminate non raggiunte dai rumori molesti della vita moderna dove crescono l’orchidea selvatica o l’aquila reale. Sia nei mesi invernali quando la furia degli elementi naturali si scatenano facendo sentire l’uomo molto piccolo di fronte all’Universo.
La nostra terra, si sa, è terra di contraddizioni fra estati torride e assolate e inverni freddi e nevosi. Questa stessa contraddizione avrà pervaso l’animo sensibile dell’artista e che la continua a estrinsecare talvolta inconsapevolmente nella parte più vera delle sue opere.
Con il giovane Totò viene fin troppo facile fare l’accostamento letterario con il Canto notturno di un pastore errante… di leopardiana memoria.
Ma in età matura come dice Lillo Pumilia: “Salvatore Rizzuti è uno scultore classico di oggi, capace di manipolare e forgiare la materia, sottomettendola, senza sforzo alcuno, al suo volere per creare composizioni plastiche di grande impatto emotivo.” Nel difficilissimo mondo artistico di oggi, dove a fare il mercato sono i galleristi e i critici d’arte spesso pezzolati, egli “naturalmente” ha scelto di essere contro corrente! D’altronde lo vedreste voi Totò omologarsi a mode commerciali o peggio ancora scendere a compromessi per sottostare a leggi di mercato?
L’allestimento di questa importantissima mostra è stato l’occasione per potere portare a compimento la donazione di una sua opera che l’Artista aveva annunciato da tempo. E aver collocato il “Vespro” in una stanza del Palazzo della Signoria penso che sia una giusta destinazione. Naturalmente non è stata casuale la scelta del gruppo scultoreo da regalare al suo paese natio dove peraltro nel 1302 si concluse proprio la Pace dei Vespri Siciliani.
Vogliamo augurarci che questa non sia né l’unica né l’ultima opera che Salvatore Rizzuti vorrà “regalare” a Caltabellotta e ai Caltabellottesi. Io, come lui, penso proprio di no anche perché ci sono tante altre cose che si possono fare!

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