Lucerna e specchio

Un gesto d’amore rifonda il Museo Civico di Caltabellotta. Uno straordinario atto di generosità ne modifica l’impianto, gli conferisce la cifra prevalente, ne fa, in modo più compiuto che negli anni passati, uno spazio d’arte, di cultura e di bellezza e ne facilita l’incontro spiazzante e catartico con il visitatore.
Il dono che Salvatore Rizzuti porta alla nostra comunità è di inestimabile valore.
Con le sue opere, che per sempre resteranno in mezzo a noi, custodite ed esposte nel Museo, Rizzuti si priva di alcune delle sue creature, ci affida il frutto del suo genio, della sua ricerca, della capacità di modellare il legno e la pietra in qualche modo già pronte, nei luoghi della sua infanzia, a recepire ciò che l’artista aveva dentro, il modello e l’idea di bellezza che ha coltivato in sé ed è stato, poi, capace di trasferire a quella inerte materia, senza sforzo né artificio, perché diventasse, come scriveva Michelangelo, “lucerna e specchio” della sua scultura.
Le superfici e i volumi, le linee aspre e talora apparentemente diseguali, nacquero e presero la forma dell’arte a partire dal nostro mondo, dal paesaggio aguzzo e duro che Totò percorse negli anni della sua infanzia quando, come egli stesso scrive, “all’età di nove anni interrompe la frequenza della quarta elementare per andare ad aiutare il padre e i due fratelli nella conduzione dell’azienda pastorizia. Vi rimane fino all’età di diciotto anni […]”.
La nostra è una terra aspra, impastata di sacrifici, di rinunce e di lotte. Il paesaggio di una bellezza struggente, arido e assolato o freddo e nebbioso, ha la forma delle sue pietre dure e aguzze.
Anche in essa, negli anni dell’immediato dopoguerra, una generazione coltivò la speranza di un futuro diverso, ebbe la forza di cambiare, di contribuire alla crescita della comunità e di affrancarsi da una lunga storia di stenti e di sconfitte.
Dopo il liceo artistico e l’Accademia con maestri, tra gli altri, come Carmelo Cappello e Ubaldo Mirabelli, l’ascesa di Totò Rizzuti nel mondo dell’arte è stata veloce e ricca di soddisfazioni, consentendogli grandi e importanti riconoscimenti.
“Il genio della scultura arride alle sue cose”, scrisse Leonardo Sciascia.
Il genio della scultura!
L’arte è cosa strana.
Tanto è impalpabile, inafferrabile, a volte apparentemente urticante e incomprensibile, quanto necessaria. Necessaria, anzi indispensabile all’anima e all’intelligenza dell’uomo che vuole cogliere il senso profondo e straniante della bellezza.
Quella bellezza che l’artista ha esplorato e visto nella natura, nei colori dei boschi, nei prati, nel mutare delle stagioni che in questa nostra terra di Caltabellotta si manifestano con violenza e passione.
Il contatto quotidiano nella sua infanzia e nella sua giovinezza con essa hanno segnato Salvatore Rizzuti, in qualche maniera ne hanno caratterizzato anche i tratti fisici, l’apparente scontrosità, il ritrarsi che nasconde una grande umanità e un’autentica cultura e lo hanno accompagnato nella sua, ormai, lunga attività di artista.
Il legno delle sculture, le venature, i nodi, le crepe dei sui lavori, con la trasfigurazione naturalmente del gesto artistico, sono diventate memoria di questi luoghi, di un trascorso personale e difficile, di una terra dove nulla è semplice e scontato.
Come tutti i grandi artisti egli trae linfa da questo, perché solo chi entra nelle pieghe della vita può spiegarne i misteri e rappresentarla con le forme dell’arte.
Quel mondo l’artista lo ha interiorizzato, non l’ha mai dimenticato neppure quando, probabilmente, ne avrebbe avuto la tentazione, quando il suo rapporto con esso sembrava fortemente incrinato.
Per lunghi anni Caltabellotta ha stentato a riconoscere uno dei suoi figli migliori, a sentire propria la produzione di un artista stimato ed affermato nel panorama nazionale.
Il rapporto cominciò a ricomposi con la straordinaria mostra “Sculture” del dicembre 2010.
Da allora prese via via forma l’idea di renderlo permanente, di legare per sempre Rizzuti e la sua arte alla sua terra, impedendogli, se posso dirlo, di continuare a ritenerla, in qualche modo, estranea ed ostile, di costringere i caltabellottesi ad essere orgogliosi di un grande artista di Caltabellotta, di far “tornare” in mezzo a noi, stabilmente, parte delle opere che, per scomodare Aristotele, in potenza da qui erano partite.
Quell’idea incontrò la disponibilità di Salvatore Rizzuti.
Era già anche sua e non ci volle nulla per convincerlo.
Egli era pronto ad un gesto che avrebbe detto dell’amore e del legame inestricabile con la sua terra e con la sua comunità. Ad essa l’artista affida ora le proprie creazioni e la fa responsabile della loro vita futura.
Esse devono essere custodite con il rispetto e l’attenzione che si devono alle cose preziose.
Il sindaco, la giunta, il consiglio comunale hanno accettato la donazione di Rizzuti in nome di tutti i caltabellottesi che la ricevono anche per conto di coloro che, nel tempo, verranno ad ammirarla. I procedimenti amministrativi che accompagnano questi passaggi sono stati compiuti con la consapevolezza di contribuire a realizzare un evento importante e non effimero o temporaneo come può essere una mostra.
Il lungo, affettuoso applauso dell’intero consiglio comunale nel momento nel quale ha concluso l’esame del nuovo regolamento del Museo, accogliendo, come era giusto, anche le prescrizioni volute dall’artista a garanzia delle sue creature, è stato, io credo, quello dell’intera comunità caltabellottese. Il Museo Civico, anche e principalmente con le opere di Rizzuti, diventa uno degli spazi d’arte, di cultura e di bellezza più importanti della Sicilia, non uno dei tanti luoghi spesso anonimi, ripetitivi e generalisti, ma un luogo caratterizzato da una forte impronta, dalla produzione di un artista “nostro”, dalla scultura che ha un impatto immediato, forte che costringe a misurarsi con forme plastiche, con volumi in qualche modo “ingombranti”, uno spazio legato al territorio, come lo rappresenta l’arte che è, insieme, espressione di una identità particolare e di valori e scelte estetici e di stili universali.
Occorrerà continuare ad arricchire ancora di più il Museo con opere e reperti riconducibili alla nostra lunga, ricca storia.
Abbiamo compiuto un passo fondamentale in questa direzione, abbiamo accolto oggetti che lo impreziosiscono e lo rendono unico.
Siamo consapevoli dell’importanza del dono che accettiamo, personalmente orgogliosi. Sapremo utilizzarlo anche come occasione di attrazione per la nostra terra.
Dal marzo del 2014 “il genio della scultura”, per citare ancora Sciascia, arride, oltre che alle opere di Rizzuti, anche al Museo Civico di Caltabellotta.

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