Sacro e Profano, quel legno racconta l’antico mistero

“La scultura, l’udii dire un giorno con uomini valenti, non è che un linguaggio tra le varie lingue, con le quali l’eloquenza delle arti esprime la natura. E’ questo un linguaggio eroico, come il tragico tra i linguaggio poetici… Mentre l’invenzione e la disposizione vogliono sempre unirsi strettamente alla natura e alla ragione, solo nella elocuzione o sia nella esecuzione si è convenuto scostarsi dalle volgari vie dell’uso e trovare una eloquenza grande, sublime e composta del più bello che sia nella natura e nella idea.” (Antonio Canova, Pensieri sulle Arti).
La scultura è oggi forse tra i linguaggi contemporanei una lingua poco parlata, per questo sorprende piacevolmente incontrare artisti che portano ancora avanti con costanza e passione un mestiere antico come il mondo. Uno di questi è Salvatore Rizzuti (Caltabellotta, 1949), artista siciliano la cui grande perizia tecnica nel modellare il legno piuttosto che l’argilla si unisce ad una grande intensità emotiva che trapela nelle forme sinuose, nei corpi nudi e tragici, come voleva Canova. Le sculture di Rizzuti sono in mostra in questi giorni al Museo Civico di Caltabellotta, presso il Palazzo della Signoria, esposte in un percorso che ripropone opere realizzate dalla fine degli anni ’70 fino ad oggi, da una bellissima e ancestrale Dafne (1978) in radice di ulivo, all’enigmatico gruppo del Noli me tangere (2010) in legno di cipresso assemblato. Il legno nelle mani di Rizzuti si trasforma in materia viva, capace di dare la voce di Dafne ad un contorto legno di ulivo, la levigatezza della pelle a corpi di donne erette sul mondo come grandi madri.
I soggetti dell’artista provengono da tempi e spazi differenti, sospesi, tra la mitologia classica di un Prometeo (1983) incatenato, e l’immaginario cristiano, in una continua teofania che affonda le sue radici alle origini dell’uomo, in quella terra di mezzo tra sacro e profano in cui l’attesa paziente della Grande Madre (2009) velata dischiude nuove possibilità alla liberazione dell’idea e alla sublimazione della natura.
In occasione della mostra l’artista ha donato al Museo Civico della sua città natale il gruppo scultoreo Vespro siciliano (1282 – 1982) in legno di frassino assemblato, traduzione drammatica e violenta di un fatto storico che ha inflitto sul popolo siciliano una triste eredità morale.

Leggi l’articolo in .pdf

Condividi
Newsletter

Newsletter


Iscriviti alla newsletter per ricevere informazioni sull'attività di Salvatore Rizzuti