Dietro le quinte del 388° Festino di Santa Rosalia

DEDICATO A CHI FA MIRACOLI
questa è una piccola riflessione che abbiamo voluto fare con riferimento alle tante persone che nella vita di ogni giorno per il loro impegno, lavoro, attività, fanno miracoli

Santa Rosalia, in effetti, era una persona comune che ha fatto un miracolo, liberando la città dalla peste. E’ possibile che abbiamo attorno a noi, tra gli umili, nel disagio sociale, nella malattia, nella disoccupazione, tante persone che senza essere santi fanno miracoli? E’ possibile che ci sia un prete nella periferia di Palermo, che ogni giorno si confronta con la sofferenza, col disagio sociale e che ogni giorno fa un miracolo? E’ possibile che ci sia un infermiere che assiste i malati terminali e che ogni giorno fa un miracolo? E’ possibile che chi perde il lavoro invece di vendersi alla mafia affronta la sua disoccupazione con dignità? Questo è il pensiero di fondo, Santa Rosalia ci insegna che tutti noi nella quotidianità possiamo fare miracoli, e forse occorre che ciascuno di noi si faccia un esame di coscienza e cerchi di fare il suo miracolo quotidiano. Accanto a Santa Rosalia quest’anno ci saranno anche questi “nuovi santi”, gli ultimi che in silenzio ogni giorno fanno qualcosa per gli altri. Questo il messaggio che vuole lanciare l’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone a Palermo, attraverso la realizzazione della festa dedicata ad una Santa che rappresenta questa città.
Assessore, è il primo anno che si occupa del Festino?
Me ne sono occupato con le stesse mansioni dal ’95 al ’99 anche se la realizzazione finale del ’99 non l’ho curata io in quanto ero passato alla sovraintendenza del Teatro Massimo nel mese di maggio.
Adesso nello specifico quali aspetti sta curando?
Di tutta la macchina organizzativa che riguarda questa complessa manifestazione sto seguendo gli atti amministrativi che sono in mano agli uffici del Comune e nel frattempo mi occupo anche di tutto il resto, tenuto conto che il Festino è la parte principale del mio lavoro ma non l’unica, perché seguo anche tutti gli aspetti legati ai musei, alle biblioteche, alla galleria d’arte moderna.
Quali sono le novità di questo Festino 2012?
La principale novità è che lo stiamo realizzando in soli 40 giorni, è una corsa contro il tempo, un’emergenza, perché io non avrei mai pensato di arrivare al Comune e di non trovare né i soldi, né un documento predisposto in vista del festino. Ma noi ce la stiamo mettendo tutta.
L’altra grande novità è quella della voglia di esserci, che ho registrato da quando mi sono insediato e che continuo a percepire tutt’oggi, è come se fosse il primo festino di una nuova era, la città in questo momento lo sta rivalutando come primo momento di riappropriazione della dimensione di comunità cittadina.
Centinaia di persone stanno collaborando alla realizzazione del festino stringendosi con gioia e devozione alla Santa patrona che rappresenta un valore molto importante.
A proposito di collaborazioni, come mai la scelta di coinvolgere l’Accademia di Belle Arti e il Conservatorio di Palermo?
La decisione di questa collaborazione ci è parsa assolutamente naturale, ha avuto inizio quest’anno e andrà avanti nei prossimi anni. Di fatto il circuito virtuoso tra istituzioni è uno dei pochi strumenti che abbiamo per vincere le scommesse difficili, e il conservatorio come l’accademia formano gli artisti di domani, e noi dobbiamo fare in modo che queste energie si uniscano.
Risultano sufficienti i fondi stanziati?
Dovranno risultare sufficienti. La complicata situazione di bilancio del Comune ci ha imposto una scelta di tipo etico: quella di fare un festino che costi meno rispetto a quello degli ultimi anni, infatti vorremmo spendere un po’ meno di 500 mila euro che resteranno in questa città. Non ci sarà un euro che andrà fuori da Palermo e tutti i soldi che saranno spesi serviranno a muovere l’economia della città e andranno a rivitalizzare il settore cultura e spettacolo.
Che risultato si aspetta?
Attorno a Santa Rosalia c’è sempre stato un momento importante della vita collettiva e quindi mi aspetto che quest’anno più degli anni passati possa rappresentare un momento di ripartenza per la città.
Per lei, da palermitano, cosa rappresenta il Festino?
Per me è un momento di grande emozione. Ho a cuore la sera del 14 che rappresenta la parte laica della festa, ma per me la serata più bella è quella del 15 in cui il carro di Santa Rosalia esce dalla Cattedrale e sfila lungo il Cassaro.
Ai Cantieri culturali della Zisa si respira profumo di arte per i preparativi in vista del Festino di Santa Rosalia. Da quest’anno a collaborare per la realizzazione del carro della “Santuzza” vi sono anche i giovani dell’Accademia di belle arti di Palermo, che sono guidati da maestri e artisti come lo scenografo veneziano Renzo Milan, che vive a Palermo ormai da 22 anni e che già negli anni passati ha collaborato per la realizzazione del festino anche se in ruoli differenti, infatti per lui questo è il primo anno da progettista.
A cosa si è ispirato per la realizzazione del carro?
Ho voluto dare risalto a colore, luce e forma, in modo semplice, cercando di evitare richiami barocchi, attraverso un’unica semplice e continua linea e con dei colori non coprenti che lasciano intravedere le venature del legno. I colori richiamano quelli della Sicilia, il blu del mare, il verde delle valli. Non ci saranno oro e argento, sarà tutto basato sull’essenzialità della luce e la semplicità della forma.
Ha riutilizzato materiali degli anni passati?
Abbiamo preso in prestito solo le ruote del carro dell’anno scorso, ma poi tutto il resto è nuovo, lo chassis, ovvero il telaio portante, è stato realizzato dalla C.O.I.M.E., dalle officine del comune di Palermo che si è occupata della parte strutturale del sistema di trazione della barca, invece noi ci occupiamo del telaio e della sua decorazione.
Chi sta realizzando la statua della “Santuzza”?
Ho deciso di non pensarci io, ho preferito incaricare uno scultore, un artista, un maestro palermitano, in quanto vive dentro di sé un contatto più intimo con la propria protettrice. Io non sono palermitano quindi non posseggo questo tipo di rapporto con la Santa. La statua che rappresenta la Santa deve essere un’opera d’arte unica, deve avere un’anima e suscitare un sentimento che solo un artista le può imprimere, non deve essere un semplice oggetto ornamentale.
E la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti?
E’ spettacolare la forza creativa dei ragazzi della scuola di scultura, in certi lavori sono più portati e posseggono delle competenze che noi scenografi non abbiamo, hanno una visione più legata al dettaglio, hanno una sensibilità portata alla cura dei particolari, per questo il festonato e l’onda che stanno attorno alla barca, ad esempio, li hanno realizzati loro, noi poi ci occuperemo di dipingerli. L’obiettivo è quello di un prodotto finale il più vicino possibile alla realtà.
Quali materiali state impiegando?
Legno per la gran parte, polistirolo per la roccia che verrà poi garzata e dipinta con un colore diciamo “gommoso” che gli dà sostanza e materia.
Quando pensate di consegnare il lavoro?
Per il 10 luglio dovremmo riuscire a consegnare tutto, abbiamo calcolato un giorno di imprevisti. Fino al primo luglio noi lavoreremo solo sul rivestimento e quindi solo il legno e dal 2 al 10 mi occuperò personalmente della scenografia, in titale silenzio e tranquillità perché la pittura deve essere un momento di ispirazione.
Ad occuparsi della realizzazione della statua della “Santuzza” è il professore di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Palermo Salvatore Rizzuti.
A cosa si è ispirato per realizzare la statua della “Santuzza”?
Per la realizzazione della statua di Santa Rosalia non mi sono soffermato solo all’aspetto legato alla dimensione religiosa, ma anche a quello popolare laico in senso lato. Non sarà la classica statua iconografica che noi tutti conosciamo, con il teschio in mano, la corono di rose in testa, avrà certamente i simboli che la rendono riconoscibile come ad esempio la rosa, ma la mia sarà una Santa meno appesantita da certi elementi decorativi e simbolici allo stesso tempo. Raffigura una donna in senso reale, per mettere più in evidenza il lato umano di questa figura. Le sue sono forme eleganti e sensuali, di una sensualità intesa come donna, scultura ed estetica della natura in generale, visto che l’uomo è frutto della natura e quest’ultima è di per sé sensuale. Avrà una postura acetica in quanto comunque la simbologia deve in qualche modo richiamare la figura della Santa come tramite tra uomo e Dio. Offre una rosa al Creatore affinché faccia finire la peste, se lo riferiamo al suo periodo storico, ma se lo contestualizziamo nel periodo odierno l’offerta è dedicata all’attuale crisi economica, politica, sociale, spirituale e morale che l’uomo sta attraversando. Il messaggio che voglio trasmettere attraverso la mia “Santuzza” è quello di un desiderio di rinascita dal torpore e dal marciume in cui attualmente ci ritroviamo.
E’ il primo anno che lei si occupa del festino?
Sì è la prima volta che sono incaricato di questo compito. Spero di riuscire a trasmettere il mio messaggio attraverso il mio lavoro, e soprattutto spero di fare una buona impressione ai palermitani come scultore.
Con chi sta collaborando per la realizzazione dell’opera?
Quest’anno c’è un’importante collaborazione con l’Accademia, nel caso specifico ho coinvolto otto, tra quelli che considero i migliori studenti della scuola di scultura, affinché realizzino il festone di rose che orna l’immagine della barca che raffigura il carro. Il festone che si ripete per 10 volte verrà poi riprodotto in vetroresina. Per quanto riguarda la santa invece collaborerò con un mio collega scultore, Giacomo Rizzo, docente anche lui del corso di scultura, che mi aiuterà a realizzare il negativo in gesso della scultura da cui poi ricaveremo la statua in vetroresina.

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