Grandi mostre a Castelbuono

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L’opera balzata subito agli occhi, entrando, sia per l’imponenza della sua struttura, sia per l’interessante messaggio che è riuscita a dare, è stata la scultura in legno del “Vespro siciliano” di Salvatore Rizzuti: Resiste invano il giovane corpo di una donna stretto tra due possenti padroni: La Sicilia oppressa tra Chiesa e Conquistatori nel suo disperato sforzo di riscatto, in uno stato di svincolamento dai due poteri (clericale e temporale del re angioino) che la tengono fortemente “incatenata”; incatenata soprattutto dalla Chiesa alla quale, per consolazione , si era tenuta aggrappata credendola diversa.
L’opera è molto eloquente: riesce a esternare il potere tarlato della Chiesa (riscontrabile maggiormente nel bozzetto di creta della stessa opera) che esteriormente si conserva intatta nelle forme, mentre, in verità, non riesce a nascondere del tutto il decadimento del suo potere. Quella donna sdraiata tra vescovo e re viene sfruttata ma non dominata; la catena di ferro, la virilità e la possessività dell’uomo raffigurano insieme la visione particolare del Vespro siciliano dove la Sicilia, legata ad ambedue le strutture di potere, sembra soggiogata alla sopraffazione ma con volontà evidente di graduale ribellione. Infatti la chiara simbologia di rara efficacia drammatica che si esprime attraverso la violenza subita sulla donna, richiama le immagini di violenza di uomini massacrati ogni giorno dalla mafia, che con la sua presenza criminale blocca o ritarda lo sviluppo dell’isola.
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