La “macchina” di Santa Rosalia

Lo scenografo veneto Renzo Milan sta lavorando alla realizzazione del nuovo carro

L’elemento più coreografico del Festino è senz’altro il carro trionfale della Santuzza. E da una settimana si corre dietro al tempo per dare alla città un carro nuovo di zecca ideato dallo scenografo veneto Renzo Milan, trapiantato a Palermo da una ventina di anni. Suoi sono gli impianti di scena di “Baccanti” e “L’arca di Noè”. Nei capannoni dei Cantieri Culturali alla Zisa lavorano sotto pressione maestranze del Coime, una squadra di otto giovani dell’Accademia di Scultura guidata da Salvatore Rizzuti, tutti in armonia per fare in poco tempo il “miracolo” della realizzazione della macchina monumentale. Al momento siamo nella fase sperimentale del bozzetto dello scafo. E’ piccolo e di legno. Si intravedono strati scuri di rocce in polistirolo che vogliono rappresentare il Monte Pellegrino. E sulla sommità una pedana dove troverà posto una Rosalia in vetroresina che verrà realizzata dallo scultore Salvatore Rizzuti; la Santa è sormontata da una nuvola bianca, simbolo della purezza. Dice l’autore: “Santa Rosalia apparirà giovane e sensuale, con una lunga veste beige”. Lo stile creativo del maestro ricorda l’epoca “rinascimentale”, il “manierismo luminoso”.
Lungo il bordo dello scafo verranno applicati enormi festoni di rose, possibilmente bianche ed elementi ornamentali plastici. E’ una Rosalia tra le rose, fiorita tra le sterpi e le spine del Monte Pellegrino. Tutto deve essere avvolto da un velato mistero fino alla presentazione del programma al card. Paolo Romeo.
Con molta abilità, in pochi giorni e senza un direttore artistico, l’assessore alla Cultura Francesco Giambrone è riuscito a mettere insieme tutte le forze, le energie, le passioni degli artisti. E’ veramente una città che si è stretta attorno alla Santa. Alla fine il Festino costerà meno delle passate edizioni.
Contrariamente a quanto molti ritengono, il primo carro trionfale venne costruito soltanto nel 1686, sessantadue anni dopo il rinvenimento delle ossa di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino. Aveva la forma di una grande barca sormontata da una composizione architettonica, in cima alla quale, tra nuvole ed angeli, troneggiava la statua della Santa.
Il traino in legno si conservava nei magazzini dello Spasimo e il 24 giugno di ogni anno veniva buttato nelle acque della Cala dove stava per alcuni giorni. Poi lo si portava lungo il Foro Italico, nei pressi di Porta dei Greci, per procedere al montaggio della “macchina monumentale” che nella parte superiore variava, ogni anno, secondo il disegno dei più illustri architetti del Senato palermitano.
La mattina del 15 luglio 1624 sfilava a Palermo la processione di tutto il clero e degli ordini religiosi insieme; vi partecipava il cardinale, in abito pontificale, conducendo le reliquie di Santa Cristina e Santa Ninfa. Si recitavano le litanie dei Santi. Dopo che venivano invocate le quattro Patrone di Palermo, si sentiva un’altra invocazione dai sacerdoti cantori: “Santa Rosalia, ora pronobis”. Subito si sparse la notizia del ritrovamento delle ossa della Santa e dei diversi miracoli avvenuti sul Monte Pellegrino. Molti si consolavano e ripetevano che Dio mandava i flagelli (la peste) e poi trovava i rimedi che spuntavano tra le spine delle rose.

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