Perché è stato scelto come scultore Salvatore Rizzuti

In fase avanzata di realizzazione la statua a Francesco Crispi

Un antico giudizio di Leonardo Sciascia: “E non si vuole dire che il giovane Rizzuti si possa già dare per genio, ma è certo che il genio della scultura arride alle sue cose”.

La statua a Francesco Crispi si trova in fase avanzata di realizzazione, avendo completato il maestro Salvatore Rizzuti, le forme in argilla a grandezza naturale, che compongono il complesso plastico. ma perché lo scultore Rizzuti?
Quando l’on. Ruvolo mi chiese di far preparare un preventivo per la realizzazione della statua ad uno scultore, dopo che l’Unità Tecnica di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva dato parere favorevole alla sua proposta di finanziare l’opera, suggerii all’Onorevole ed al Sindaco Carmelo Pace (che aveva sposato con entusiasmo l’idea di realizzare la statua), di affidare il delicato incarico ad un grande artista, originario di Caltabellotta, che operava nel palermitano, uno scultore che aveva al suo attivo, moltissime mostre ospitate in sedi prestigiose, dove aveva esibito le sue straordinarie opere. Ottenni il suo recapito telefonico, grazie all’impareggiabile Raimondo Lentini, che aveva chiesto a sua volta al prof. Mulè, di Caltabellotta, amico di Rizzuti, di avvertire il maestro. Proprio Enzo Mulè, qualche anno fa aveva realizzato un eccellente DVD sugli scultori di Caltabellotta ed io avevo collaborato all’opera, fornendo la mia voce quale narratore ad alcune biografie e delle mie composizioni musicali, per la colonna sonora. In quel DVD, una sezione era dedicata a Salvatore Rizzuti. Contattai in tal modo lo scultore, che dapprima manifestò qualche perplessità, dovuta alla controversa figura dello statista riberese; ma dopo che abbiamo avuto qualche scambio di opinioni, anzi di concordanza di idee, sul fatto che ne l bene e nel male, Crispi fu uno dei protagonisti, ma sicuramente il protagonista dell’epopea dei Mille in Sicilia, Rizzuti offrì di buon grado la disponibilità a realizzare l’opera. Disponibilità che manifestò dopo qualche giorno, venendo a Ribera, dove volle conoscere il Sindaco, vedere la casa natale di Crispi, il suo busto collocato alla Villa e gli spazi che avrebbero potuto accogliere la statua. Ed in quella occasione ebbi modo di conoscere il maestro, una persona gentile, affabile, seria, ma con le idee chiarissime, un uomo molto determinato.
Quel giorno il prof. Rizzuti ci donò il catalogo delle sue ultime opere, sculture di straordinaria bellezza, dove raffinatissima tecnica e simbologia, si fondono ora nella pietra, ora nel legno ora nel bronzo! E questo, già si nota nell’embrione nostra scultura: osservando i tratti del volto della moglie di Crispi, Rose Montmasson, sembra di intravedere la mano del laurana, nel celebre busto di Eleonora d’Aragona, mentre nei drappeggi del suo vestito, come si fa a non notare similitudini con le trasparenze del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino? Ma le cose non stanno così: cercare di trovare a tutti i costi, tecniche espressive che rievochino le sue realizzazioni, è uno sterile esercizio di retorica, in quanto lo stile di Totò Rizzuti, è quello di Totò Rizzuti e basta! In lui, una delicatezza quasi commovente, nel descrivere le forme femmminili, ora sensuali ora materne, delicatezza che si confronta in modo duro, con alcune opere che rievocano personaggi mitologici o storici, come lo straordinario complesso ligneo del “Vespro siciliano“. Ed è proprio il suo forte senso di femminilità sensuale e materna che ha fatto tornare sui suoi passi il maestro, relativamente alle forme scelte per rappresentare la Montmasson, unica donna fra mille uomini, indossante nel bozzetto presentato al Sindaco, dei pantaloni. A ricordare che è stata una garibaldina, Rose impugnerà una sciabola, ma indosserà un vestito elegantissimo, quasi trasparente, come la storia. E quasi a cercare la fonte di ispirazione per l’opera, nella terra che lo ha visto nascere, il maestro Rizzuti ha scelto di realizzare la nostra scultura a Caltabellotta, nella sua bellissima abitazione, sita all’ombra del Pizzo e sotto la chiesetta della Pietà. Ma non solo. Ha trasformato il piano terra di casa sua, in un atelier aperto a chiunque voglia vederlo all’opera ed i passanti, i curiosi, gli studiosi d’arte, non hanno perso questa occasione e in un silenzio austero, scandito da note di musica New Age, osservano discretamente la scultura che prende forma.
E se le parole del sottoscritto, possono risultare ammantate dalla edulcorata faziosità di chi si è innamorato della sua arte, sentite cosa dice lui, un grande artista della scrittura:
Mentre la scultura arranca tra mode e sperimentalismi e in mode e sperimentalismi si nega e dissolve, ecco uno che in solitudine, nella remota campagna siciliana, religiosamente – come propriamente si addice alla scultura – la riscopre… E non si vuole dire che il giovane Rizzuti si possa già dare per genio, ma è certo che il genio della scultura arride alle sue cose“. Chi scriveva questo di Totò Rizzuti, nel lontano mese di agosto del 1980, nelle pagine del Corriere della Sera era Leonardo Sciascia!
Ecco perché Salvatore Rizzuti!
Al di là del significato simbolico del personaggio raffigurato nella scultura, credo che Ribera stia per ricevere un grande regalo: l’opera di un grande maestro, di un artista cui il genio della scultura, arride.

Chi è Salvatore Rizzuti

Salvatore Rizzuti nasce a Caltabellotta (AG) il 28 Giugno 1949.
All’età di nove anni interrompe la frequenza della quarta elementare per andare ad aiutare il padre e i due fratelli nella conduzione della loro azienda pastorizia. Vi rimane fino all’età di 18 anni.
Pur continuando a lavorare nell’azienda del padre, negli anni 1965-66, recupera la licenza elementare e la seconda media, presentandosi come studente esterno.
Nell’agosto del ’67, si trasferisce definitivamente a Palermo, dove consegue la licenza media.
Nel ’68 si iscrive al Liceo Artistico, diplomandosi nel ’72. Nello stesso anno si iscrive al Corso di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove, sotto la guida dei Maestri Silvestre Cuffaro e Carmelo Cappello, degli storici dell’arte Franco Grasso e Ubaldo Mirabelli, consegue la Licenza di Scultura, nel 1976.
Per tutto il periodo scolastico si mantiene autonomamente agli studi, realizzando sculture in marmo e in pietra presso il Cimitero di Santo Spirito di Palermo, dove si impadronisce di tutte le tecniche scultoree.
Il quadriennio 1976-80 si manifesta come un periodo intenso di produzione artistica, da cui scaturiscono i primi lavori che gli permetteranno di realizzare la sua prima personale di rilievo alla Galleria “La Tavolozza” di Palermo, presentata da Bruno Caruso e Leonardo Sciascia.
Nel dicembre del 1980 diventa Titolare della Cattedra di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, Cattedra che detiene a tutt’oggi.
Nell’arco di un trentennio ha realizzato diverse opere pubbliche di carattere laico e religioso, tra cui:
– il monumento in bronzo-pietra alle vittime della  mafia di Campobello di Mazara;
– il “Fiorone” in vetroresina sulla cupola del Teatro massimo di Palermo;
– le quattro Aquile sormontanti il Palchetto della  musica al Foro italico di Palermo;
– la copia in legno della restaurata Madonna del 1200  del Santuario di Tindari;
– l’Ambone e il fonte battesimale in pietra, e il coro ligneo nella Chiesa della Magione di Palermo;
– un Crocifisso e una Madonna in legno nella Chiesa di San Tommaso d’Aquino di Palermo;
– un Mosè in legno nella Chiesa di Sant’Agostino di Caltabellotta;
– l’Altare, la Mensa, l’Ambone e una Balaustrata in pietra della Cattedrale di Caltabellotta:
– l’Altare in pietra e la mensa in legno della Chiesa rupestre della Pietà di Caltabellotta;
– il Monumento ai migranti di Alessandria Della Rocca (AG) aggiudicato per concorso pubblico;
– il Monumento a Francesco Crispi per il Comune di Ribera, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con incarico diretto.
Dal 1986 al 1997 ha diretto i restauri degli ornamenti plastici del Teatro massimo di Palermo.
Da 15 anni cura il restauro dei gessi storici dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove insegna Scultura.
Tra il 1998 e il 2000 ha realizzato, assieme ai suoi allievi di Scultura, il Plastico in gesso-legno, scala 1:10, della grande Tribuna in marmo di Antonello Gagini eretta nella Cattedrale di Palermo dal 1510 al 1574 e demolita nel 1798; Plastico esposto nelle sale gaginiane del Museo Diocesano di Palermo.

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