Salvatore Rizzuti e “Il Novecento Sacro in Sicilia”

Dobbiamo aspettare che passi a miglior vita per accorgerci di lui a Caltabellotta? So che non è semplice organizzare una mostra di scultura ma so anche che Totò vorrebbe donare ai suoi concittadini una delle sue sculture più prestigiose: il Vespro. Vogliamo vedere dove collocarla?

Gli artisti del passato, prescindendo dal loro credo religioso, fin dal Rinascimento nelle loro rappresentazioni artistiche, sono stati ossequiosi ai dettami delle Sacre Scritture. non potendosi distanziare da quelli che erano gli stereotipi classici della rappresentazione sacra, essi sono stati condizionati, quindi, nelle loro opere da quelle regole. Stante che la massima committente era la Chiesa non restava loro altra scelta che obbedire. Non di rado capita di trovare nelle “commissioni” fatte agli artisti dei secoli passati la prescrizione di una serie di particolare che venivano imposti prima della realizzazione di un’opera da esporre in un determinato luogo sacro.
Solo agli inizi del Novecento vi fu una sorta di apertura della Chiesa al nuovo che avanzava ad opera di Mons. Giovanni Battista Montini – il futuro Paolo VI – che in un suo saggio denominato Sull’arte sacra futura disse che le opere del passato non bastavano e che ogni età doveva avere le proprie. I pittori e gli scultori di Arte Sacra cominciarono quindi a esprimersi con maggiore libertà e a dare sfogo alla loro fantasia. Salvatore Rizzuti è uno di questi e pur non avendo, a suo dire, un credo religioso molto marcato gran parte delle sue opere sono pervase da una grande intensità mistica.
In occasione della visita di SS. Benedetto XVI a Palermo avvenuta il primo ottobre u.s., è stata predisposta una serie di manifestazioni collaterali promosse dalla Curia Arcivescovile, dal Comune di Palermo e dalla Regione Siciliana. Fra di esse una delle più importanti è stata la mostra organizzata all’Albergo delle Povere, la grossa struttura architettonica sita all’inizio di Corso Calatafimi.
Il tema era, non a caso, il “Novecento Sacro in Sicilia” – Esposizione Nazionale di Arte Contemporanea – in cui un gran numero di artisti di fama nazionale e internazionale si sono posti nel Novecento nei confronti del Sacro in Sicilia. Naturalmente gli artisti erano tutti di origini siciliana e francamente mi sono stupito che questa nostra terra martoriata, famosa nel mondo per cose poco edificanti, abbia invece dato i natali anche a tanti grandi Maestri, molti dei quali, famosissimi.
La mostra si sviluppa in cinque grandi sale dove sono esposte opere appartenenti ad artisti del calibro di Fausto Pirandello, Giuseppe Migneco, Giambecchina, Renato Guttuso, Emilio Greco, Salvatore Fiume, Bruno Caruso, Piero Guccione e tanti.
Ebbene nella quinta sala vi erano esposte quattro sculture lignee del caltabellottese Salvatore Rizzuti: l’Annunciazione del 1991, l’Omaggio a Piero (Della Francesca) del 2009, la Grande Madre del 2009 e Noli me tangere del 2010. Opere, tutte superiori all’altezza d’uomo, molto ammirate dal folto pubblico.
Diciamo per dovere di cronaca che la mostra è stata inaugurata da Sua Eccellenza l’Arcivescovo di Palermo Mons. Paolo Romeo, dal Presidente della Regione Lombardo, dall’ex Assessore ai BB. CC. AA. Gaetano Armao (che l’aveva promossa) e dal nuovo Assessore. Erano presenti un gran numero di storici dell’arte, uomini di cultura e amatori. Ha presentato la mostra Timothy Verdon un illustre critico inglese di Arte Sacra, il quale nella sua dotta introduzione alla mostra collettiva, che espone opere di una quarantina di artisti di altissimo livello, ha citato tre o quattro volte le opere di Rizzuti e non solo quelle presentate.
Per chi non lo sapesse Totò Rizzuti è da trent’anni titolare della Cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, qualifica molto prestigiosa che non si affida al primo che capita. Questo vuol dire che un nostro concittadino si è fatto veramente avanti, sicuramente in forza delle sue capacità intrinseche e del suo talento naturale.
Nel bellissimo catalogo predisposto a corredo della mostra così scrive di lui Mario Lo Conte:
“Ho visto lavorare Totò Rizzuti. L’ho visto muovere tra le sue opere, spostarle con mani esperte e gesti misurati, tenerle quasi in braccio con il nodo e la cura che ne denunciano in maniera inequivocabile la paternità anche se, propriamente di maternità si tratta. … Rizzuti non si avvale di disegni né di bozzetti: ciò che realizza per alimentare lo stato di attesa al compimento del suo lavoro è opera essa stessa autonoma che va considerata nella specificità dei caratteri e della materia”.
Agli inizi della sua carriera, verso la metà degli anni ’70, un grande siciliano e uomo di grande levatura intellettuale come Leonardo Sciascia così scrisse sul Corriere della Sera del giovane Rizzuti in occasione della sua prima mostra:
“Il suo rivivere la storia della scultura è nativo, immediato, senza filtri o schemi; si direbbe guidato dalla materia, più che dalla memoria o se mai da una memoria ancestrale, remota. C’è qualcosa di religioso, di votivo; come se le forme condizionate dalla materia, dalle venature e dai nodi e dai colori del legno e della pietra, nascessero da una condizione di religiosa solitudine e comunione e si formulassero come grandi domande senza risposte. Inutile dire che stiamo pensando al leopardiano canto del pastore.
E insomma: mentre la scultura arranca tra mode e sperimentalismi e in mode e sperimentalismi si nega e dissolve, ecco uno che in solitudine, nella remota campagna siciliana, religiosamente – come propriamente si addice alla scultura – la riscopre. E viene da pensare a quel che Cecchi diceva di fronte alla Vittoria di Samotracia: un genio slaccia una fibbia, e il mondo appare diverso; e i cretini, invece… E non si vuole dire che il giovane Rizzuti si possa già dare per genio, ma è certo che il genio della scultura arride alle sue cose. ”
Dobbiamo aspettare che passi a miglior vita per accorgerci di lui a Caltabellotta? So che non è semplice organizzare una mostra di scultura ma so anche che Totò vorrebbe donare ai suoi concittadini una delle sue sculture più prestigiose come il Vespro.
Vogliamo vedere dove collocarla?

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