Si è rinnovato il miracolo della Santuzza/ Viva Palermo e la Santuzza

FESTINO DI SANTA ROSALIA. IN MIGLIAIA HANNO SEGUITO IL CORTEO DEL CARRO LUNGO IL CASSARO

Alle 21.30, sul piano della Cattedrale, ha avuto inizio, con le musiche di Mascagni suonate dall’orchestra del Conservatorio, il 388° Festino. Subito dopo, il carro, sormontato dalla statua di Santa Rosalia e sul quale hanno trovato posto 30 rappresentanti della società civile, ha iniziato la discesa lungo il Cassato. Ai Quattro Canti, il sindaco Leoluca Orlando è salito sul carro e ha proclamato: “Viva Palermo e Santa Rosalia”. All’arrivo al Foro Italico, i fuochi d’artificio.

Migliaia di persone si sono riversate ieri sera lungo il corso Vittorio Emanuele e hanno affollato il Foro Italico. Anche quest’anno la devozione alla patrone si è manifestata con la tradizionale sfilata del carro trionfale

Un fiume umano si è riversato ieri sera lungo il corso Vittorio Emanuele e ilForo Italico. Anche quest’anno la devozione della città alla propria Patrone Santa Rosalia, si è manifestata col tradizionale Festino. Un appuntamento irrinunciabile per celebrare la memoria del passato, la fiducia nel presente e la speranza nel futuro, la speranza che, come ha sostenuto il card. Paolo Romeo, attraverso l’intercessione della Santuzza si ottenga la liberazione dalle tanti pesti materiali di oggi, su tutte la disoccupazione giovanile.
Il 388° Festino ha trasmesso un forte messaggio di fiducia e di speranza, in un linguaggio universale fatto di immagini e musica. Molte le comunità straniere presenti a Palermo coinvolte nella festa. Folta la rappresentanza Tamil, da lungo tempo devota a Santa Rosalia. E la presenza del gigantesco elefante in polistirolo, già utilizzato nel 2002 nell’opera “Lakmè” al Teatro Massimo, è proprio legata alle tradizioni culturali di questa comunità.
La lunga notte della festa è iniziata alle ore 21,30 nel piano della Cattedrale. Nelle tenebre calate sulla città si è sentita la voce del narratore (Mimmo Cuticchio), che ha recitato un prologo, nello stile del cunto dell’Opera dei Pupi: “Signori miei, a Palermo c’è la peste…”.
A quel punto è entrata in scena l’orchestra degli allievi del Conservatorio Bellini di Palermo, diretta dal giovane maestro Alberto Maniaci, con l’intermezzo della “Cavalleria rusticana”. E sulle loro note partiva un corpo di ballo composto da rappresentanti delle più note scuole di danza della città.
Intanto la recitazione di Cuticchio andava avanti con la storia del cacciatore Vincenzo Bonelli, la cui moglie era morta di peste insieme ai figli; lui si era recato con i suoi cani sul Monte Pellegrino per trovare distensione al suo dolore. Quando decise di gettarsi da una rupe il cacciatore sentì la voce di Santa Rosalia: “Non temere, vieni con me nella grotta, ti mostrerò dove sono seppellite le mie ossa”. E l’orchestra incalzava con “E vui durmiti ancora”, romanza di sapore squisitamente siciliano del compositore catanese Emanuele Calì. Sulla scenografica Cattedrale gualteriana si alternavano colori e si creava una sorta di magia di luce bianca a cascata. Il portico a tre arcate, vero capolavoro dell’architettura di ispirazione catalana, era da mozzare il fiato. I fari mettevano in evidenza il timpano triangolare e la vivace decorazione. Facevano da spettatori anche le statue dei Santi del Piano del Cassaro: Agatone, Cristina, Agata, Ninfa, Oliva. Luci bianche illuminavano la Santa Rosalia in marmo col suo piedistallo barocco, la settecentesca statua opera di Vincenzo Vitagliano che troneggia al centro del giardino della Cattedrale. Il popolo applaudiva a scena aperta.
Intanto, l’altra Santa Rosalia, quella di Salvatore Rizzuti, stava in cima al nuovo carro trionfale ideato da Renzo Milan con la collaborazione del cantiere municipale Coime e di giovani dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. I flash di migliaia di telefonini immortalavano la Santuzza di Rizzuti, che appariva giovane e sensuale, con una lunga veste beige. Sul carro hanno trovato posto trenta rappresentanti della società civile, quella vera e pulsante della città.
La performance degli allievi dell’orchestra del Conservatorio chiudeva con “A ballu di li Virgini”.  E iniziava lungo il Cassaro l’orchestra di ottoni con una vivace musica che coinvolgeva parte degli spettatori. Molti i giovani, Alla festa partecipavano anche diversi turisti presenti a Palermo, I balconi delle dimore di corso Vittorio Emanuele erano tutti spalancati e stracolmi di persone. Alzando gli occhi si potevano ammirare anche alcuni seicenteschi soffitti lignei dipinti. Il lungo corteo si spostava a piazza Bologni con “Fest mob, il Festino siamo noi”. Si cantava e si ballava con musica popolare “ciuri ciuri” e arrangiamento in versione ska. I 200 e passa danzatori ufficiali e i 40 figuranti apparivano instancabili. E la festa si spostava a piazza Vigliena, ovvero il Teatro del Sole.

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